Io non credo sia giusto per me parlare della crisi che mi ha più spaventata, ma penso sia più veritiero parlare del ricovero che mi ha ferita più di tutti, quello in isolamento per il covid. Non era la prima volta che Aurora finiva in rianimazione, e non è stata poi l’ultima, ma non ci si abitua mai a vedere tua figlia con quel corpicino così piccolo con mille tubi attaccati in un letto così grande per lei, così freddo, così spoglio, un letto che non sà di casa. Ma in quel ricovero hanno tenuto Aurora in rianimazione più del dovuto, perché spostare in reparto una bambina positiva era più complicato del previsto, così la tennero per due giorni lì dentro, sveglia.. senza sedazione.. legata.. potevo guardarla da un vetro, non potevo toccarla o abbracciarla per farla sentire al sicuro. Tutto ciò che volevo era buttare giù quel vetro prenderla e portarla a casa, dove la stavano aspettando tutti a braccia aperte.
Questo è l’episodio che mi ha segnata più di tutti, mentalmente e fisicamente perché in tutto questo aspettavo anche il fratellino da qualche mese.. questo è quel ricovero del quale quando mi ci va il pensiero inizio a scuotere la testa per pensare a altro , quello che mi fa venire la nausea pensando a quell’ospedale, quello in cui ho pensato più volte “no, non ce la faccio” , e invece abbiamo capito che questa frase non può esistere nel nostro dizionario, noi dobbiamo stringere i denti, rimboccarci le maniche e prepararci alla prossima battaglia.
Michela, mamma di Aurora
